Il 17 novembre 2021 la Commissione europea ha preannunciato l’adozione di una strategia comune per la lotta al degrado del suolo. In particolare, detta strategia verrร attuata, non prima del 2023, attraverso l’adozione di un atto normativo volto ad armonizzare tra gli stati membri il tema del degrado del suolo ed introdurre misure tali da “conseguire una buona salute del suolo in tutta l’UE entro il 2050”. Inoltre, “soddisferร i requisiti di una migliore regolamentazione, si baserร su un’approfondita valutazione d’impatto e rispetterร pienamente il principio di sussidiarietร e le competenze degli Stati membri in materia”.
Le fasi della strategia
La strategia dovrebbe svolgersi attraverso una prima fase di valutazione dello stato del suolo e la conseguente adozione di misure specifiche volte al suo recupero. In particolare, verrร resa obbligatoria la mappatura dei terreni, sรฌ da consentire l’individuazione e la registrazione dei terreni che si trovano in stato di degrado e risultano rischiosi per la salute umana e per l’ambiente, in relazione ai quali avviare un’attivitร di bonifica da completare entro il 2050. Verrร ancora realizzata una carta d’identitร dei suoli per le terre da scavo, ovvero di quelle terre che sono estratte dai cantieri e che oggi sono considerati dalla normativa europea, in modo indifferenziato, rifiuti destinati alle discariche per lo smaltimento. Il sistema dovrebbe realizzare un trattamento selettivo di tali terre e garantire, nel solco della sostenibilitร ambientale, il recupero di quelle non contaminate. Infine, verrร introdotta una certificazione sanitaria relativa allo stato dei terreni, tale da assicurare condizioni di trasparenza nelle transazioni fondiarie con riferimento alle caratteristiche e salute del terreno oggetto di acquisto.
Il graduale recupero del suolo dovrebbe consentire, secondo la Commissione, la riduzione di perdita di elementi nutritivi dei terreni pari almeno al 50% (con una conseguente diminuzione dell’uso di fertilizzanti di almeno il 20%), nonchรฉ .benefici economici sino a 1,2, trilioni di euro all’anno.


